Skip to main content

Incontri - uovonero edizioni




Oggi presento un progetto molto interessante, che condivido con gioia: uovonero edizioni. A parlarcene è Lorenza Pozzi, socia della casa editrice.

Lorenza ci racconti un po' il tuo percorso? 

Dopo il Liceo Linguistico, ho frequentato la facoltà di Lettere Moderne, laureandomi in Storia del Teatro e dello Spettacolo con una tesi sul Teatro di Narrazione. Con alcuni amici, a fine anni Novanta abbiamo poi fondato Primaora, una società cooperativa, che per più di dieci anni ha lavorato con Enti e scuole nel territorio lodigiano, nel campo dell’organizzazione di eventi, della grafica, del web design e anche dell’educazione alla lettura e ai media nelle scuole di ogni ordine e grado: ho seguito progetti di alfabetizzazione informatica, di promozione della lettura e di giornalismo. Ho sempre amato leggere e scrivere, frequentato fiere del libro, gruppi di lettura e scrittura: i libri e la letteratura sono il mio mondo.

Com'è nata l'idea di uovonero? 

L’idea che sta alla base di uovonero nasce da un vuoto nel mercato editoriale ed è venuta a Enza, che è una dei tre soci fondatori, insieme a me e Sante Bandirali. Enza Crivelli, pedagogista clinica esperta nel campo dell’autismo, ma anche grande lettrice e persona molto attenta e sensibile, amante dei libri e delle belle illustrazioni, si è resa conto, fin dai primi anni Duemila, che  per i bambini di cui si occupava per lavoro, non esistevano libri veri, ma solo materiali e fotocopie. In poche parole, non esistevano in commercio libri con caratteristiche adatte alla loro diversità.
Ho conosciuto Sante, scrittore e musicista, qualche anno dopo a un corso di scrittura di Raul Montanari a Milano e lui e Enza, compagni anche nella vita, hanno condiviso con me la loro idea di fare libri che avessero caratteristiche particolari, per aiutare nella lettura bambini con difficoltà. 
L’accessibilità, in ogni settore, è alla base di una società migliore, che tenga presente le caratteristiche di ogni individuo e non escluda nessuno. In alcuni settori, pensiamo all’ambito architettonico e culinario, ad esempio, questo concetto è già stato assimilato; in editoria, c’era la sensazione che non ci fosse questa esigenza o che riguardasse poche persone, anche se già altri editori, come Sinnos o Biancoenero, si stavano muovendo nella stessa direzione, con i font ad alta leggibilità.
All’epoca, ad esempio, pensare di fare libri in simboli, con formati insoliti, e che questi libri non fossero relegati a un ambito clinico o associazionistico, ma venduti in libreria, e che fossero libri belli e al tempo stesso libri per tutti (e non solo per “bambini speciali”) sembrava qualcosa di irrealizzabile, di utopistico, o di molto difficile, non solo tecnicamente, a livello di produzione e di costi, ma soprattutto a livello culturale. È passato ancora qualche anno prima che concretizzassimo questa idea, perché nel frattempo abbiamo dovuto studiare da editori: documentandoci e frequentando corsi. E ancora oggi, a volte, facciamo fatica a far capire che i nostri libri non sono libri “speciali” ma libri per tutti. 

Ho visto che il nome è stato ispirato da un racconto di Luigi Capuana, molto attuale nell'intento di promuovere e abbracciare la diversità. Quando e come hai scoperto questo autore?

Eravamo in cerca di un nome per la casa editrice. Un nome breve, efficace, che restasse facilmente nella memoria delle persone e che fosse anche originale. È stato Sante a ricordarsi di questa fiaba, che per i dieci anni della nostra casa editrice è diventato anche un albo illustrato (da Alicia Baladan) e riscritto da Sante, L’uovo nero appunto. Oltre al nome, il racconto stesso della fiaba e del galletto è una bella metafora del nostro lavoro, che si basa sul rispetto e sulla valorizzazione delle diversità.

Hai costruito tu sola il progetto? O hai collaborato da subito con i tuoi attuali soci? 

Il progetto della casa editrice l’abbiamo messo a punto per partecipare a un bando della Regione Lombardia. Partendo dall’idea di Enza, di realizzare libri belli, innovativi nelle forme e nei contenuti, accessibili, abbiamo provato a immaginare l’attività della casa editrice, pensando ai nomi delle collane e al tipo di libri e altri prodotti (giochi, materiali…). Non abbiamo ottenuto il finanziamento dalla Regione, ma l’aver messo nero su bianco la nostra idea ci ha dato la spinta per partire davvero.




Trovo tutto davvero interessante, e penso di non aver mai visto una sezione così dettagliata dedicata a questi temi, neanche nelle grandi librerie. Eppure immagino che di bambini con svantaggi nella lettura ce ne siano più di quanto immaginiamo... è così?

Ci sono tanti bambini e ragazzi con difficoltà nella lettura e nell’avvicinare un libro o un testo scritto. Le difficoltà possono essere molteplici e vanno dalla difficoltà a decifrare il testo scritto, per la dimensione o il tipo dei caratteri utilizzati, l’impaginazione, la densità del testo nella pagina, che rendono la lettura un’operazione lunga, faticosa e difficile, a difficoltà più “concrete”, come maneggiare il libro stesso, per il suo formato e i materiali con cui questo è fatto, come ad esempio per i bambini più piccoli o con problemi di motricità fine. 
Con i nostri libri abbiamo cercato di fare in modo che leggere sia un’esperienza positiva e inclusiva: abbiamo cercato di fare libri belli e divertenti, libri che lascino il segno, che trasmettano contenuti forti e importanti, che rispettino le diversità e le competenze di tutti i bambini, ma che siano libri per tutti: i bambini devono avere accesso alle stesse storie.





Come avete creato la vostra rete di collaboratori, in riferimento ai corsi e seminari disponibili?

Al momento la nostra offerta formativa ruota tutta intorno all’autismo e all’alta leggibilità.
In entrambi i casi siamo noi ad occuparcene in prima persona. 
Gli altri corsi che abbiamo organizzato, di scrittura, e illustrazione, sono stati tutti tenuti da nostri autori.
Rispetto a tutto il lavoro che facciamo, questa è ancora una parte poco sviluppata, ma che contiamo di potenziare nei prossimi anni.

Avete feedback da parte dei vostri lettori? Cosa vi sentite dire più spesso, e cosa vi gratifica di più? 

Quello che ci gratifica di più è avere riscontri positivi da pubblici diversi, dai ragazzi, ma anche dai professionisti, dagli insegnanti, dai librai, dai bibliotecari, dagli adulti che hanno un ruolo educativo importante, perché sappiamo che i libri possono fare molto nella crescita e nella formazione dei bambini e dei ragazzi. Ci interessa pubblicare storie che appassionino e che spingano alla riflessione stimolando il dibattito su tematiche attuali, ma anche divertire e ovviamente aiutare chi ha qualche difficoltà, attraverso i simboli, l’alta leggibilità e vedere che questo accade davvero. Sentirsi dire “grazie per quello che fate” o “grazie per aver pubblicato questo autore” è una grande soddisfazione.

Avete nuovi progetti o eventi in programma (forse virtuali, data l'epoca attuale)?

Abbiamo in programma tanti libri per il 2021, romanzi e albi illustrati, e già pensiamo a quelli per il 2022.
Ma il progetto più grande, forse, al quale stiamo lavorando già da parecchio tempo e che vedrà la luce quest’autunno si chiama Trenta giorni per capire… Da un’idea di tre autrici francesi, tre volumi di sfide e giochi per avvicinare in modo divertente i ragazzi a tematiche quali autismo, dislessia, disturbi visivi. Per calarsi, attraverso l’elemento ludico e il mondo dei social network, nei panni di chi ha difficoltà e capirle così dall’interno e di conseguenza accettarle.




Grazie mille per il tuo tempo, e complimenti ancora per il vostro lavoro!

Invito i lettori a visitare il sito di uovonero dove potrete scoprire tutte le novità e offerte: www.uovonero.com

Comments

Popular posts from this blog

Incontri - Elisabeth Lopes

Nuovo anno, nuovi incontri. Questo mese abbiamo il piacere di conoscere Elisabeth Lopes, traduttrice e Localization Manager ad ABA English. Una scuola di inglese 100% online, che ha già raggiunto oltre 30.000 studenti in tutto il mondo. Elisabeth potresti raccontarci un po’ della tua infanzia, che trovo molto peculiare?   Quali sono le tue origini? I miei genitori sono nati a Capo Verde, una vecchia colonia portoghese, e si sono trasferiti in Spagna alla fine degli anni Settanta. Sono cresciuta parlando spagnolo (la mia lingua materna), creolo capoverdiano, portoghese e gallego, poiché vivevamo nel nord, in una zona molto vicina alla Galizia. Nel villaggio i miei amici d’infanzia erano tutti figli di immigrati capoverdiani o portoghesi, e a scuola avevamo anche lezioni di portoghese. In questo contesto, ho sempre sentito di far parte di due culture, aspetto comune dei figli di immigrati.    In tutto questo so che hai anche una particolare passione per la lingua italiana, è corretto?  

4 modi in cui la lingua influenza la nostra vita - Riflessioni di Stef

Parlare più lingue può avere per ciascuno un valore diverso, strettamente legato alla propria esperienza. Nel mio caso, è innanzitutto avere la possibilità di trasformarsi in cinque persone diverse. Esagero forse? Può essere, ma per quanto le lingue che conosco siano prevalentemente latine, ognuna ha sfaccettature, espressioni uniche, parole e suoni che, inconsciamente o no, si riflettono nei miei gesti, nel tono della mia voce. Per una persona introversa come me, diventano la scorciatoia perfetta per poter scappare da un "mondo" all'altro, viaggiare anche solo con la mente, rifugiarsi in altre culture...un vero e proprio incantesimo! Ma una lingua può andare ancora oltre; è capace d'influenzare la propria visione del mondo, il modo con cui rapportarsi con gli altri e il contesto che ci circonda. Ecco dunque 4 esempi per cui il linguaggio può modificare la nostra realtà quotidiana.  #1. Bretagna, dove la possessione non esiste      La lingua bretone è ancora molto imp

Incontri - Alan Zeni

  Sono felice di poter aprire questo ciclo di incontri mensili con Alan Zeni, scrittore (e molto altro) originario di Lodi, autore della serie I baci di Za . Una piacevolissima scoperta , una ricca esperienza poetica e visiva, arricchita da una traduzione in inglese.   Alan ci racconti un po' come inizia il tuo percorso? Il contesto  in cui sei cresciuto ha contribuito al tuo avvicinamento al mondo dell'arte? Inizia dentro di me e lì ci resta per tanto, troppo tempo. Che volessi esprimermi, sperimentare, creare qualcosa, mi era chiaro fin dall’infanzia. Da lì a trovare il coraggio e la motivazione per farlo...ci sono voluti 26 anni. Sono cresciuto a pochi chilometri da Milano, in una città architettonicamente bellissima, con una storia interessante, insomma con qualcosa di concreto legato alla bellezza e all’arte. Però una città che non sa trarre né piacere né profitto da tutta questa ricchezza. È una città quella di Lodi che ha sempre guardato alla fame della panza più che all